Il Growth Hacking completa la Metodologia Lean

Il libro “Lean Startup” di Eric Ries ha portato una nuova consapevolezza nel management di una startup. Ma ha anche lasciato molto punti aperti. Nella sua astrattezza teorica il volume di Eric – che concepisce la gestione di una startup come un continuo ciclo di ideazione-misurazione-apprendimento – non entra nel merito appunto di come si idea/progetta un MVP, di quali siano le metriche e i framework analitici per la misurazione dei risultati e in che modo venga poi implementato il risultato nel prodotto/servizio.

La disciplina del Growth Hacking, nata un paio di anni dopo (2010) – sia come terminologia che come impostazione metodologica – risente fortemente dell’approccio “Lean” ma ha anche il grande merito di avere perfezionato alcune tematiche del lean e dare concretezza allo spirito teorico di Eric Ries

In primo luogo il Growth Hacking è entrato nel merito del processo creativo che porta alla costruzione di un esperimento di business (MVP). Ad esempio Sean Ellis, padre ispiratore del growth hacking ha introdotto il metodo di valutazione ICE (Impact, Confidence, Ease) che permette di prioritizzare le idee e quindi ideare esperimenti con le migliori probabilità di successo. Successivamente, altri growth hackers hanno aggiunto ulteriori contributi, attraverso ulteriori spunti che permettono di costruire esperimenti, prioritizzare funzionalità e testare ipotesi di business e crescita.

In secondo luogo il Growth Hacking ha perfezionato il tema degli analytics. Il volume di Eric spiega molto bene la differenza tra “vanity metrics” (inutili) e “actionable metrics” (utili per comprendere gli avanzamenti della startup). Ma poi non entra nel merito di quali framework analitici utilizzare per interpretare i dati. Il growth hacking invece si è spinto oltre. E tra i suoi meriti c’è quello di avere reso popolare il framework di analytics chiamato “AARRR” (ideato per la verità da Dave Mclure, ma poi entrato nel vangelo della pratica del “growth hacking”). L’acronimo “AARRR” sta per “acquisition”, “activation”, “retention”, “revenue”, “referral” (ovvero: acquisizione, attivazione, trattenere, ricavi, passaparola). Questo framework descrive il funnel di avvicinamento di un potenziale cliente rispetto al nostro prodotto/servizio che comincia con un primo contatto (visita, click), prosegue con una registrazione (form di contatto, etc), poi con un uso ripetuto del nostro servizio, procede con un acquisto (abbonamento, premium, etc) e finisce con il parlare del servizio a parenti, amici, conoscenti

In terzo luogo, il Growth hacking ha esteso al marketing la filosofia e l’approccio scientifico che caratterizza “Lean Startup” e che nel suo spirito originario era legato soltanto al business model. I Growth hacker hanno esploso il concetto di Eric di “motore di crescita” dandogli concretezza e permettendo a migliaia di startupper di far crescere più efficacemente le proprie startup

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Pierluigi Casolari, CEO YoAgents

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