Che cos’è il “minimum viable product” (MVP)

Il concetto di “minimum viable product” rappresenta il cuore dell’approccio “Lean Startup”. Eric Ries sviluppa questo concetto dopo avere dedicato alcuni anni della propria vita a sviluppare software per il progetto There.com (il primo online massive virtual world). Milioni di righe di codice che non hanno inciso minimamente sul destino nefasto e fallimentare di There.com.

Da questa esperienza, Eric ricava un insegnamento indelebile. Prima di sviluppare un progetto, prima di dedicare mesi o anni del proprio tempo sviluppando una mera idea, occorre verificare che il mercato abbia bisogno di tale prodotto/servizio e sia disposto a pagare per lo stesso. Da questa semplice considerazione nasce il concetto di “minimum viable product”. Ovvero la versione più semplice, embrionale di un prodotto/servizio che permette di capire se esiste un mercato di riferimento di potenziali compratori/utilizzatori.

“MVP” non è una versione spartana del prodotto. Graficamente meno efficace o con qualche funzionalità in meno. Il minimum viable product è qualunque cosa (anche un semplice pezzo di carta) che permette di testare nel minor tempo possibile se il prodotto/servizio in oggetto ha un mercato.

Esistono 5 tipologie di MVP che vanno dal prototipo non funzionante ad una versione minima del prodotto.

Il primo tipo è lo “Smoke Test MVP”. Lo smoke test è un “MVP” basato su una landing page, oppure un video o un’altro tipo di campagna marketing che include informazioni minime del prodotto (senza che questo sia stato realizzato) e una call to action per l’utilizzatore (“lascia i tuoi dati”, “iscriviti”, “acquista”, etc). E’ molto più di un sondaggio in quanto prevede un’azione specifica del potenziale cliente. E’ cosi che è nato Dropbox

Il secondo tipo è il “Sell before, you build MVP”. In pratica è la campagna di prevendita. Tornata alla ribalta grazie alle piattaforme di crowdfunding come KickStarter. Viene realizzato un video, viene definito un prezzo per la prevendita e se si raggiunge un tetto minimo di adesioni (compratori) il prodotto viene sviluppato e messo sul mercato. In alternativa vengono restituiti i soldi ai pre-clienti. Rispetto allo “smoke test” offre un livello di validazione molto maggiore in quanto l’azione è “l’acquisto del prodotto”

Il terzo tipo è il “Concierge MVP”. In pratica con questo MVP viene sviluppata una versione iperpersonalizzata del prodotto, dove al posto degli automatismi viene tutto realizzato manualmente. L’obiettivo è quello di trovare almeno un cliente e costruire intorno al cliente una soluzione di prodotto (senza svilupparlo concretamente) per le sue esigenze

Il quarto tipo di MVP è il “Mago di Oz”. Questo MVP assomiglia a tutti gli effetti al prodotto/servizio, ma non è stato sviluppato nulla. Invece del software o del meccanismo, ci sono persone che simulano le attività e che offrono al consumatore ignaro la stessa esperienza del prodotto finale. L’obiettivo è capire se il servizio piace a tal punto da essere acquistato dall’utente. Un esempio è Zappos il sito ecommerce di calzature che nella sua prima embrionale versione MVP era semplicemente una vetrina con scarpe fotografate dai negozi vicini agli uffici, che sembrava a tutti gli effetti un sito di ecommerce di scarpe dei grandi marchi. Obiettivo vedere se gli utenti avrebbero comprato scarpe online (era il 1999!!!!)

Il quinto tipo di MVP è il “prodotto minimo o MVP con un’unica funzionalità”. In pratica in questo caso, i founder realizzano un prodotto minimo, che ha una sola funzionalità che esprime al meglio l’ipotesi fondante dell’idea di business. E’ il MVP più rischioso perchè spesso impegna il team di sviluppo e ingegneri per settimane/mesi.

Non è un’intervista o un sondaggio, però!

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